giovedì 11 luglio 2013

La vita non mi piace

Se dovessi riassumere tanti pensieri e tante considerazioni su di essa, il laconico risultato sarebbe senz'altro la frase qua sopra.
Inutile dire che molto di questo esito dipende da pensieri e considerazioni autoreferenziali; c'è da dire che anche lo status sociale attuale e tante situazioni altrui non mi portano da un'altra parte.
Ma poiché il blog è mio e sono appunto, autoreferenziale, è da un po' che penso di scrivere (oso affermare che a volte lo sento come un'urgenza impellente...) ciò che mi passa per la cucuzza, dettato dal mio vivere quotidiano, che rassomiglia sempre più a un trascinarsi più che a un "vivere".
Tutto l'entusiasmo e la forza da malattia e periodo post-trapianto poi è andato a farsi benedire via via, giorno dopo giorno, col progredire dell'alzheimer della mia mamma... e già a pensarci scendono le lacrime. Sarò capace di scriverlo?

Sono giorni in cui sto male da cani a vedere lei peggiorare sempre più, con la certezza che lei lo sa, perchè spesso la vedo piangere, triste, quando si rende conto di non riuscire a fare le cose o quando dice "Vorrei essere come voi, ma non ci riesco". E' un'anima e una volontà imprigionata, che non possono uscire, che le spezzano il cuore... e spezzano il mio.
Nonostante ciò perdo la pazienza, che si alterna alla rabbia e alla tristezza per ciò che è e ciò che era... la mia mamma... che sapeva cucinare benissimo, che era una sarta meravigliosa, che aveva una manualità eccezionale, un cuore grande, un carattere mesto, messo alla prova da tante piccole infelicità che la vita le ha riservato... Mi manca terribilmente la mia mamma, anche solo in una parola che sia sua, che la faccia uscirea dall'apatia quasi eterna che vive. Unico raggio di luce, Andrea, col quale sembra diventare un'altra, la -pur sempre comunque vaga- mia mamma fino a 6 anni fa.

E tutt'intorno difficoltà pratiche burocratiche, che ricadono addosso a me, l'unica donna di casa. Ma non mi posso lamentare se penso a ciò che fa mio papà per lei ogni giorno. Ma non è facile scontrarsi con la rigidezza delle istituzioni quando già tu stai male di tuo e non sai dove sbattere la testa... e vorresti solo che qualcuno ti dicesse "non preoccuparti, ce la faremo"...

No, non mi piace affatto questa inutilissima "valle di lacrime", che davvero non è altro, al fondo di tutto ciò che la ricopre per renderla almeno passabile... tutta la nostra vita è costellata di cose/persone/azioni di cui ci costringiamo inconsciamente ad attorniarci per farcela sembrare accettabile, quasi bella, ma sono tutte cose effimere. Scavi scavi... e resta il dolore e la sofferenza. Sempre e comunque.

Una volta credevo. Tanto. Ora non più... Ho perso la fede da qualche parte in questa agonia di dolori uno dietro l'altro, continui, che solcano l'anima goccia dopo goccia.
Non credo più che ci sia un senso alla sofferenza; non credo più che "se riesci a sopportare il dolore è perchè Dio c'è"... penso di essere al dimostrazione (assieme ad altri...) che allora non esiste, perché questo dolore non lo sopporto più: mi trascino giorno dopo giorno, avendo, come primo pensiero, il "che venga sera e che passi anche sta giornata", anelando alla fine definitiva, che non mi cerco volutamente, sia per senso di responsabilità nei confronti di mia mamma e della mia famiglia, sia perché sarebbe anche quello troppo faticoso. Ma non vedo l'ora di smettere di stare al mondo, quando tutto ciò sarà finito.
E se capitando in un "altrove" dovessi scoprire che la reincarnazione esiste... farò in modo di aggrapparmi con tutte le mie forze per non tornare di qua. Una vita mi basta!
Sì, perché all' "altrove" non riesco invece a non crederci, sperando sia un luogo veramente stile paradiso tanto raccontatoci: pieno zeppo di gente, ma tutti tranquilli e sereni. E se non sarà così, pazienza. Mi piace l'idea di tornare ad essere polvere. Inerte...

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